Ai Chi Italia

I primi corsi di Ai Chi in Italia sono stati condotti dal maestro Jun Konno, creatore della pratica, nel settembre 2004.
Jun è poi ritornato nel 2007, invitato ancora una volta dalla scuola di Watsu Italia – www.watsu.it.

La pratica dell’Ai Chi è piaciuta ed è stata inserita nella didattica di alcuni corsi esperenziali di Watsu – per esempio “Watsu e Danza” – o è stata proposta in serate di condivisione o ancora in brevi corsi propedeutici.

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Villastellone 2007

Questo nuovo body work acquatico, che combina lo stretching a una “danza” dove i movimenti, lenti e circolari, si coordinano con il respiro ci permette di sperimentare stati di profondo benessere e relax.
Tra i nostri allievi, oggi promotori in Italia dell’Ai Chi, ci sono fisioterapisti, praticanti di Watsu, psicologi, “shiatsuka” – insegnanti di shiatsu e ancora altri “studenti” attratti da questo approccio, chiaro e semplice, che riunisce i benefici della meditazione orientale a quelli di un nuovo fitness acquatico.

L’Ai Chi, come altre pratiche marziali, scoraggia le speculazioni intellettuali e dà molta importanza all’azione.
Nel buddismo giapponese – zen – si dice infatti che “l’illuminazione non arriva attraverso le parole”.
Il primo passo è quello di praticare più e più volte la sequenza dei 19 movimenti, con costanza e umiltà, fino a raggiungere la maestria del gesto. Si può praticare per curiosità o per consiglio di qualche amico.

Imparando una sequenza di gesti semplici e piacevoli che via via ci faranno acquistare eleganza e fluidità. Quando la tecnica si “scioglierà” in una “danza” benefica e gratificante sarà più facile superare l’ostacolo della pigrizia che impedisce, a chi inizia, di praticare il tempo necessario per raccoglierne i primi benefici.

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Locarno 2006

L’allievo incostante, in Giappone, è chiamato “mikka-bozu” – colui non riesce ad applicarsi per più di tre giorni.
Per questo è meglio all’inizio esercitarsi per una intera settimana. La “tecnica” del Tai Chi Acquatico introduce il metodo orientale di “lavorare senza sforzo” e senza preoccupazioni.
Si dovrà liberare la mente da aspettative e dall’ansia di apprendimento.
Per entrare in un processo armonico di movimenti e posture regolate dai ritmi del “fare” – durante l’inspirazione – e del “non fare” – durante l’espirazione.
La fase del “non fare” si accompagna a sensazioni di piacere e relax. Dove l’abbandonarsi all’acqua e il “lasciarsi andare” ci “aprono” ad emozioni che provengono dalla nostra interiorità.

Praticando con regolarità si migliora la flessibilità del corpo e la mobilità delle articolazioni e si riequilibra il nostro allineamento posturale.
Nell’Ai Chi infatti si è “centrati” lungo un “asse” che è “disegnato” dalla linea che riunisce cranio-torace e bacino – i tre “pesi” del corpo – e che ha il suo “baricentro” nell’Hara – il ventre “cervello”.
Quando ci si muove lentamente in acqua, con i piedi ben “radicati” a terra, concentrando l’attenzione sul respiro nel nostro Hara, si può “lavorare” con grande efficacia sul nostro allineamento, “ascoltando” e correggendo le eventuali disarmonie. Le rotazioni, le flessioni e gli allungamenti stimolano in modo antagonista i muscoli flessori ed estensori delle articolazioni. Tra questi in modo particolare i “muscoli scheletrici” che collegano fra loro le ossa.

Si stimolano in modo particolare i legamenti della spalla e i muscoli intorno alla clavicola, alla scapola e all’osso sacro/bacino. Ma il “lavoro” più importante è quello invisibile che avviene nella nostra misteriosa interiorità.
Praticando con costanza si attiva un processo di chiarezza mentale e di auto guarigione. Che ci permette di individuare tutto quello che ci procura tensione: i ritmi di vita stressante, il superlavoro della mente sempre occupata da pensieri e giudizi, e il nostro corpo, spesso non amato, rigido e duro.

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Conegliano 2007

L’Ai Chi introduce un “galateo” di gesti eleganti. Un modo d’agire calmo. Totalmente rilassato. E’ davvero la strada maestra per ritornare in armonia con sé stessi, con gli altri e con tutto quello che ci circonda.
L’Ai Chi ci riavvicina anche alla natura “madre” che ci nutre e sostiene e che, in modo simbolico, è rappresentata dall’acqua che ci cura e sostiene con la sua forza di guarigione. Anche se i nostri stili di vita ci allontanano dall’antico sentire orientale, con l’Ai Chi ognuno potrà sperimentare la potenza di quel “vuoto” che è all’interno di noi e che si rivela meditando.

L’Ai Chi – ricordiamoci che l’ideogramma “Ai” vuol dire amore – è una meditazione del cuore. Uno strumento per far pace. Per ricreare gioiosità e maggior consapevolezza.

Nei corsi che ho organizzato in Italia per il maestro Jun Konno si sono formati i primi trenta “facilitatori” di questa nuovissima pratica acquatica che presentano in piscine e centri termali, agriturismi olistici e scuole di meditazione e body work.
L’Ai Chi si può imparare facilmente. E’ adatto a tutte le età ed è consigliato anche a chi non sà nuotare.
Come altre tecniche orientali – Yoga e Tai Chi – non richiede sforzi. Lo si può praticare stimolati da una musica orientale – quella consigliata è “Ai Chi Synchrony”. L’Ai Chi si può farlo da soli o in gruppo. Se non è possibile praticare in acqua lo si può fare a terra, con il sostegno di una parete – vedi gli esercizi descritti di Wall - Ai Chi.
Dopo molta pratica, e quando si raggiunge la maestria, si entra nell’Ai Chi flow – un magico momento di intuizione, perfezione e libertà – che ci dona sensazione di appagamento e serenità.

Jun Konno ha deciso di promuovere l’Ai Chi semplificando tutto quello che può risultare distraente: il tecnicismo e le troppe forme, difficili da ricordare.
Questa intenzione ne facilita la diffusione “orizzontale” a un gran numero di partecipanti.

C’è inoltre un Ai Chi curativo, proposto da operatori professionali – fisioterapisti, medici, psicoterapeuti e counsuler. – vedi pareri del medico e tabella benefici.
E un “Ai Chi del Cuore” che si presenta come una vera strategia d’amore.
Per accedere ai significati profondi della vita stessa. E all’interno di una “economia della felicità” dove il prendersi cura dell’altro potrebbe avvenire in un clima di gratuità e di umanizzazione del rapporto di aiuto.
E’ con questo impegno etico che la neonata associazione AI CHI ITALIA – www.aichi.it – assieme alla scuola WATSU ITALIA www.watsu.it – lo vorrà diffondere.
L’Ai Chi è anche un “ponte” per avvicinare l’Italia al Giappone.
Le mie due “case”. Paesi che si assomigliano per la loro ricchezza di coste, di mari e di acque termali. E dove le antiche culture delle cure e degli sport acquatici hanno creato un “sentire” comune.

Fatto di studi, d’esplorazioni e d’amore per l’acqua.
Vorrei alla fine augurarmi che l’Ai Chi ci ridoni la nostra antica “anima d’acqua” con tutti i suoi sentimenti: la fluidità, la leggerezza, la purezza e l’umiltà.
Per celebrare la vita e per “far pace”.